Gioca Giuè

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Wolfenstein. Sempre un passo avanti.

Grazie alla segnalazione di un nostro accanito fan (e anche autore, ma più fan che altro) è mio onore presentarvi il sequel che cambierà il mondo del gioco che ha cambiato il mondo.

Wolfenstein 1-D riprende la trama esattamente da dove l’avevamo lasciata nel 1992 quando William “B.J.” Blazkowicz uccide Mecha-Hitler e le sue 4 Chain Gun.

Eroe del mondo liberalcomunista, Blazkowicz dovrà fuggire da un Castle Wolfenstein mai stato così irto di insidie, porte sbarrate, ringhianti pastori tedeschi, fottuti mangiakartoffeln con sandali e calzini bianchi di spugna che se non verranno fermati immediatamente in un futuro neanche troppo remoto colonizzeranno le nostre spiagge e contestualmente violenteranno le nostre donne.

Blazkowicz dovrà destreggiarsi in mezzo alle decine di pericoli di cui è cosparso il gioco armato solo di una Walther P38 (eh già: in questo episodio niente più coltello, simbolo di un tipo di sopravvivenza nei videogiochi – ma anche nella vita stessa – ormai passato di moda e sostituito dalla cosiddetta “modern warfare” e dal calcio di fucili da instant kill, vera arma da bash del popolo dei social network). P38, dicevamo, metafora di quegli anni di piombo che si sarebbero sviluppati da lì a qualche anno proprio come conseguenza del turismo di massa e della transumanza di slavati biondini verso le nostre cristalline coste.
Non è infatti azzardato pensare che Blazkowicz sia in realtà un agente segreto italoamericano(polacco?) del futuro inviato nella Seconda Guerra Mondiale non solo per arginare l’ingombrante (e mai ben accetta) presenza tedesca in Italia, ma anche  e soprattutto per azzerare la produzione di calzini di spugna bianchi. Produzione che vide una crescita assolutamente non sostenibile nei primi anni ’60 e che portò i paesi del G8 alla necessità di sacrificare innumerevoli coltivazioni di lattice per permettere al consumismo di massa di prosperare.
Com’è noto però, la smisurata richiesta di lattice per le calze di spugna ridusse al minimo la disponibilità di lattice necessario alla sintetizzazione dei preservativi, che divennero sempre più costosi e meno resistenti, consentendo a malattie sessualmente trasmissibili di venire, appunto, trasmesse, decimando così la popolazione mondiale.

Carmack e Romero (alla guida del team WONDER-TONIC) si dimostrano in forma smagliante, sia dal punto di vista dell’ineccepibile realizzazione tecnica e grafica, innovativa sotto ogni aspetto, sia per quanto riguarda la giocabilità, che per fluidità e precisione non può che esser definita perfetta.
Con tutta la carne messa al fuoco però, non ci si può aspettare un titolo di straordinaria longevità, e infatti i due leggendari sviluppatori hanno preferito (e, siamo convinti, la storia darà loro ragione) focalizzare il gioco sulle sue peculiarità di spicco piuttosto che annacquarlo con livelli di riempimento che non avrebbero portato alcun giovamento ma anzi, avrebbero spezzato la tensione sociopolitica della narrazione.
Insomma: Romero sembra aver finalmente imparato la lezione impartitagli dal fallimentare progetto Daikatana e Carmack sembra aver finalmente abbandonato i suoi sogni spaziali della Armadillo Aerospace. Di nuovo insieme, di nuovo nel loro ambiente ideale, grazie anche allo splendido lavoro di WONDER-TONIC, a quanto pare sono ancora in grado di realizzare un prodotto di spessore che non esitiamo a definire pietra miliare dell’arte videoludica.

Come se non bastassero i lati positivi di questo piccolo grande capolavoro, non possiamo non segnalare che Wolfenstein 1-D è disponibile gratuitamente a chiunque disponga di una connessione internet e un Flash Player aggiornato all’ultima versione.
Lo potete trovare e giocare direttamente sul sito del gioco: Wolfenstein 1-D


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