
C’era una volta un giovane programmatore anglofono muto di nome Link che era uscito dal Centre for New Arts and Technology e stava cercando lavoro in una software house così avrebbe avuto i giochi gratis, poi. Un giorno uscì di casa molto presto e s’incamminò per un sentiero impervio alla ricerca di un datore di lavoro generoso che avrebbe potuto insegnargli i trucchi del mestiere.

Dall’alto di una rupe, vide il villaggio nomade di Nin e decise di provare a vedere se avevano bisogno di un grafico. Arrivato al villaggio venne portato alla tenda dell’Anziano che lo accolse sorridente:
“Benvenuto alle Nin-tende, giovane grafico.”
Il ragazzo purtroppo era muto, ma riuscì a spiegare che aveva appena finito le scuole e voleva fare il programmatore e avere i giochi gratis. Il Capo Villaggio, colpito dalla profondità di tanta non-eloquenza, lo colpì a sua volta sulla nuca con il suo bastone nodoso e per tutto il resto della giornata Link si sentì sottosopra.

Ripresosi in una piccola Nin-tenda vicina, Link si alzò dal letto e andò in cucina a fare colazione, quando vide una cosa brillare sotto il tavolo ed esclamò:
“I found a mirror under the table!”.
Però nessuno lo sentì e quindi nessuno potè rivelargli che non era affatto muto, ma solo un grandissimo imbecille. Uscito di tenda, provò a recarsi di nuovo alla dimora del Grande Anziano che lo accolse sorridente:
“Benvenuto alle Nin-tende, giovane grafico.”
Il ragazzo non-bestemmiò per 10 minuti, toccandosi nervosamente il bernoccolo sulla nuca e il Capo Villaggio, imbarazzato, decise di affidargli una missione che solo un moccioso con una spadina poteva compiere.
“Testerò le tue capacità con un power up a 16 bit che tra qualche anno saran tutti buoni a programmare roba così.”
Link accettò e partì e il suo spadino disegnò sfondi e qualche sprite, ma perlopiù sfondi. Quelli di questa stanza qua sotto che non erano molto originali:

Ma il Grande Anziano vide la buona volontà del giovane e allora gli propose di spostarsi con tutta la tribù verso la loro nuova casa, un luogo più ampio che per guardarlo tutto dovevi spostare la levetta destra mentre cadevi in un burrone. Il giovane accettò e partirono insieme verso un nuovo mondo. Durante il cammino il Grande Anziano consegnò il Sacro Libro dei Poligoni a Link e lo ammonì con queste parole:
“Ascoltami bene: tu adesso imparerai le Vie della Tridimensionalità che tutti noi abbiamo dovuto studiare per poter intraprendere tale Quest.”
Ma Link provò ad obiettare nel linguaggio dei segni:
“Ma capo! Ho sentito parlare di questa Landa, i poligoni saranno grezzi, da principio, perderemo molta della pucciosità che contraddistingueva i precedenti Zelda e poi i controlli e le interazioni personaggi-sfondi non saranno tutta ‘sta figata, benchè dopo un po’ ci si abitua.”
Ma l’Anziano capì “Orpo, che lo leggo tutto!” e diede l’ordine di rimettersi in marcia. Dopo pochi giorni giunsero, infine, alla Landa 64, un luogo sconosciuto a molti italiani.

La tribù piantò le tende e tutti i suoi membri andarono a riposare. Passò poco tempo e Link si rese conto che la vita lì non era affatto male ed era meno spigolosa di quanto pensasse, rispetto ad altre tribù della Landa 64 come i WWF No Mercy, quegli scalmanati con le braccia a tronco. Ma il Sacro Libro dei Poligoni era troppo grosso, diobono: ogni sera Link si fermava al capitolo 5 intitolato “Fin qua son buoni tutti” e sapeva che per fare una roba come Ocarina doveva invece leggerselo da cima a fondo.
Giunse il Nin-verno e la tribù, che vedeva la Landa 64 un po’ arida, decise che era ora di migrare verso il mitico Cubo Gamma, un enorme palazzo misterioso che avrebbe potuto ospitarli tutti e insegnare loro altre vie per gli scambi commerciali. La tribù ottenne un intero piano del Cubo Gamma e cominciò a lavorare su un nuovo Zelda, raffinando il lavoro svolto alla Landa 64. E mentre il Capo cominciava a godere dell’agiata vita tra le stanze ultra-tecnologiche del Cubo Gamma, Link si rendeva conto che programmare in 3D erano cazzi.
Così un giorno si presentò in lacrime nell’ufficio del Grande Anziano e confessò:“Come on Sir, I am crap at my job!”
Ma le cronache riportarono solo “Come on!” e poi smentirono: Link non parlava.
Il Grande Anziano si fece scuro in volto, si alzò dalla sua poltrona di ornitorinco e si avvicinò al povero renderizzatore muto che giaceva faccia a terra. Il boss lo aiutò ad alzarsi e il giovane gli fece vedere gli schizzi e i filmati preliminari dove il 3D non era tutta ‘sta figata, non c’erano moltissime idee grafiche originali, i poligoni a volte erano un po’ grezzetti, il gioco era più scuro e inoltre vide scivolare dalla tasca di Link il diploma del Centre of New Arts and Technology con una media esami di 18.
Il boss gli mise le mani sulle spalle e il suo volto si aprì in un sorriso enorme che fagocitò il terrore negli occhi del suo dipendente:“Ci applicheremo il cel-shading, figliolo. Il cel-shading.”

Era giunta una nuova era per la tribù di Zelda, come già molte altre tribù avevano compreso: ogni progetto troppo ambizioso per il livello tecnologico corrente, ogni trasposizione da shonen manga di gente che si mazzia, ogni RPG limitato come una pianta di sedano o disegnato da un vecchio fumettaro che faceva shonen manga di gente che si mazzia, ogni adventure quasi hentai con pupe lesbo sexy vs fantasmi cinesi, ogni videogioco un po’ troppo simile nel chara e nei modelli a qualche prodotto precedente sarebbe risultato originale, visivamente accattivante e amato dalle donne.
Link uscì di casa e pensò al futuro.

Dopodichè, con il cuore gonfio di gioia, alzò gli occhi al cielo…

…e pensò che era bellissimo.