
Canabalt è un gioco online utile a far fallire una pubblica amministrazione italiana.
La trama di Canabalt è semplice: i nazisti stanno conquistando Cologno Monzese e tu, unico sopravvissuto che tu sappia, devi correre saltando di edificio in edificio. Per qualche motivo strano, però, più corri più diventi veloce e quindi più velocemente devi premere il tasto per saltare, X OPPURE C. E’ interessante che si possano scegliere ben due tasti per saltare: X e C. Il programmatore avrebbe potuto scegliere solo X, o solo C, oppure X, C e J, o anche una combinazione di numeri, ma questo avrebbe dato troppa libertà al giocatore – checché se ne dica, i free roaming hanno rotto il cazzo, parola di esperto di free roaming – e quindi si è deciso per un compromesso che lascia al giocatore la libertà di spaziare e di esprimere il proprio gaming style, senza però lasciare che la giocabilità diventi troppo dispersiva. Per cui se siete dei fan della serie di Fibonacci potete saltare seguendo il pattern XCXCXXCXXXCXXXXXC; se invece vi appassiona di più il numero di Nepero potete sbizzarrirvi in progressioni del tipo XXCXXXXXXXCXCXXXXXXXXCXXC. E via dicendo.
Ma al di là della gran libertà di personalizzazione nell’approccio al gioco, Canabalt non ha molto da offrire. Corri, salta, corri, sbatti contro le cose e fatti male: conosco un gioco con lo stesso design e la grafica molto più realistica, si intitola “torna a casa ubriaco” e ha pure una colonna sonora più avvincente (i Venom).
Altro aspetto penoso è la grafica retro. Come se il mondo non fosse pieno di gente che su youtube commenta sui video di Gabry Ponte “questa e la mitica dance anni 90 che nn tornera mai +”, ora pure i game designer devono venirsi in faccia a vicenda con questa retorica filonazi del si stava meglio quando si stava peggio. Ma cristo santo, mica ho speso 600 euro di scheda grafica per giocare a “Che fine ha fatto Carmen Sandiego?”, giusto? E invece viva il revival, viva gli anni ’90, viva i giochi di una volta che nn torneranno mai +. Sapete che vi dico? Purtroppo neanche il vaiolo tornera mai +. Così come ho dovuto io, fatevene una ragione anche voi.
Ma la questione fondamentale per capire il perché Canabalt, citata in apertura alla recensione, è la sua capacità di farvi odiare e ignorare il mondo circostante in meno di 10 minuti di gioco. All’improvviso vi chiudete in voi stessi, non rispondete più agli amici, la vostra fidanzata lascia il sesto anno di medicina per fare un provino da Lele Mora, i vostri genitori diventano soci Mondolibri, mangiate la stessa pizza da due settimane e i gomiti sono diventati viola; niente di tutto ciò vi tange né è in grado di distogliervi dall’obiettivo principale: evitare di sbattere contro la finestra. Avete presente il senso di frustrazione che si impossessa di voi quando scaricate Iron Man 2.avi e si rivela essere un porno coi nani, e il giorno dopo vi scaricate un porno coi nani e invece – surprise surprise! – è un film con Umberto Smaila? Ecco, giocare a Canabalt regala più o meno le stesse emozioni. A questo proposito vi rimando al libro che ho scritto con Travaglio e Peter Gomez, “Videogiocopoli: dal caso Moro a BiteFight, una storia tutta italiana di plagio delle menti”, per una interessantissima disquisizione su come il fastidio prodotto da questo tipo di giochi serva a farvi votare PDL.
In vista quindi della revoluciòn (cioè di mio cugino con le armi e la mappa delle ferrovie) dichiaro contro il popolo questo gioco, cui dò il voto 3.